È tempo di nuovi stili di vita per superare la nuova rassegnazione

5 12 2010

Da molti anni è in atto una nuova rassegnazione che sta generando cittadini passivi e cristiani intimisti, ossia persone che non riescono più a credere che è possibile cambiare la realtà.

Nei secoli passati abbiamo avuto la vecchia rassegnazione, a livello religioso, diffusa dalla Chiesa. Bisognava aspettare la morte per poter vivere una vita migliore, veniva fatto credere. Nel frattempo c’era solo da accettare la realtà, rassegnandosi, sopportando e soffrendo perché si veniva ricompensati dopo questa vita terrena.

Nel nostro tempo è stato il capitalismo di stampo neoliberista che ha messo in piedi una forte rassegnazione, soprattutto mediante la compensazione fatta dalle tante cose, ossia dal consumismo che è già diventato, secondo diversi sociologi, un iperconsumismo. Mentre qualche autore l’ha definito addirittura “consumerismo”, ossia tutta la nostra vita gira attorno ai consumi.

È chiara la tattica: la troppa sazietà di cose crea sonnolenza, cercando di soddisfare le esigenze profonde non con gli impegni umani ma mediante il surrogato degli oggetti. Ecco perché la gente viene condotta al centro commerciale che è diventata la cattedrale contemporanea, sempre più visitata soprattutto alla domenica.

Tutto questo ci fa essere sempre più passivi e virtuali come cittadini e sempre più intimisti e spiritualisti come cristiani, incrociando le braccia e cercando percorsi fuori dalla realtà oppure in quella virtuale.

In questo modo il cerchio si chiude e il sistema ha vinto la sua partita, generando morti viventi oppure alieni, telecomandati dal genio economico e finanziario, diventando così funzionali all’idolatria del profitto che è il vero obiettivo del sistema.

Tuttavia, non tutti si lasciano anestetizzare ed ingessare da questo sistema, ma ci sono sempre più persone che hanno cominciato a reagire, ad indignarsi e ad alzarsi in piedi per mettere in atto nuovi percorsi di cambiamento, chiamati nuovi stili di vita.

Sono cittadini che vogliono essere protagonisti della loro vita, che non accettano più di lasciare al domani una vita migliore. Sono cristiani che vogliono recuperare il cristianesimo della trasformazione del mondo, del Vangelo che è una nuova notizia che si realizza a partire da oggi e non più solamente dopo la morte.

Questa realtà nuova si genera dal pensiero e dalla passione, mediante lo sposalizio tra la mente e il cuore.

Ecco perché bisogna fermarsi a pensare, darsi dei tempi in cui mettere in atto il potenziale del nostro cervello, esercitando la nostra peculiarità che è il pensare. Dimensione ormai difficile da realizzare perché ci hanno riempito la giornata di tante cose da fare (l’avevo definito anni fa il consumismo del fare), per non permetterci più di pensare.

Dobbiamo ammetterlo: chi pensa è pericoloso perché diventa un potenziale protagonista, rivoluzionario e inventore di una nuova vita.

Chi pensa comincia ad indignarsi di fronte a quello che sta accadendo in mezzo a noi. Chi pensa si accorge dei meccanismi e sistemi perversi che vengono utilizzati per dominare l’umanità e il pianeta terra.

Chi pensa percepisce la speranza e la possibilità di cambiare la vita, senza più rassegnarsi e gettare la spugna.

Chi pensa intravede percorsi di cambiamenti che partono dal basso, ossia dalla propria vita quotidiana, riscattando così il protagonismo di ogni cittadino e la forza di ogni cristiano.

Inoltre, bisogna diventare amanti della vita. La passione è una dimensione che fa da motore al dinamismo della vita.

Chi ama cambia ed assume tanti nuovi modi per manifestare la gioia della vita, facendo di tutto per poter vivere una nuova vita.

Chi è appassionato inventa tante possibilità e percorsi per poter manifestare il proprio amore che genera cambiamento.

È l’amante che non rimane fermo e passivo, ma mette in atto una tale creatività da far sfociare primavera in ogni prato della vita.

È l’innamorato che non si arrende di fronte alle difficoltà ma supera ogni ostacolo per poter raggiungere l’obiettivo dell’amore.

Ecco perché bisogna affilare l’arte sia del pensare che dell’amare, per poter generare tanti nuovi stili di vita.

Sono cambiamenti giornalieri, azioni quotidiane e scelte feriali di vita nuova che stanno bussando la porta di tante case e stanno entrando nella vita di tante persone.

I nuovi stili di vita riescono a sciogliere perfino quei cuori impietriti che avevano perso la speranza, recuperando il protagonismo anche dei più piccoli che non contavano niente, generando percorsi nuovi che nessuno avrebbe mai immaginato, promuovendo la cosiddetta rivoluzione silenziosa a partire dalla vita quotidiana e facendo credere che è possibile un’altra realtà.

È molto bello e gratificante vedere gli occhi illuminati di coloro che finalmente percepiscono le tante opportunità quotidiane di cambiare la vita, senza fare cose straordinarie ma mutando il feriale. Si tratta davvero di una grande rivoluzione, non solamente silenziosa ma anche antropologica perché agisce a livello di mente e di cuore, coinvolgendo la forza del pensiero e la passione che scaturiscono da chi ama la vita.

“Non sapevo di avere tante possibilità quotidiane per far qualcosa di nuovo”, “è stupendo prendere coscienza che posso fare molto nel mio giorno feriale”, “che bello conoscere percorsi nuovi di vita così vicini a noi e così possibili da mettere in pratica!”, sono alcune testimonianze di chi ha scoperto i nuovi stili di vita.

Si tratta di un cambiamento della storia umana che parte dal basso, valorizzando ogni persona, anche quella considerata inutile e scartata dalle logiche escludenti. Tutti hanno delle possibilità quotidiane di fare qualcosa. È il ripartire dagli ultimi, riscattando la forza dei poveri, come ha scritto in maniera eccellente il fondatore della teologia della liberazione, Gustavo Gutierrez.

Inoltre, l’impegno dei nuovi stili di vita non deve rimanere solamente al livello personale, deve raggiungere quello comunitario per poter mettere insieme, in forma di rete, tutte le persone impegnate, e sono tante, e tutti i gruppi che lottano per un futuro nuovo, e anche questi sono molti. Fino a raggiungere il livello istituzionale che è il più duro e difficile da cambiare, ma che è un livello molto importante perché è la politica che detiene il governo, decidendo le sorti della nostra gente e dei nostri popoli.

È possibile arrivare là, mediante il nostro impegno politico a partire dal basso, ossia costruendo un movimento che acquisisce potenza mediante la forza dell’unione, tale da contagiare anche le varie istituzioni. Siamo già riusciti a farlo nei confronti delle istituzioni vicine alla gente. Per esempio, oggi abbiamo molti comuni (vedi la rete comuni virtuosi, www.comunivirtuosi.org) e anche alcune regioni italiane che hanno già adottato nuovi stili di vita, perché sono stati contagiati da questo movimento dal basso.

E, quindi, è possibile cambiare anche le istituzioni, ma l’unica speranza viene dal basso, ossia dai nuovi stili di vita. Dall’alto non c’è speranza di cambiamento, come afferma anche il Vangelo nei confronti del cambiamento dei ricchi: “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” (Mt 19,24).

Allora, non è più tempo di lamentarsi solamente, di conformarci al pensiero unico del sistema, di rassegnarsi di fronte al dilagare della cultura “consumerista”.

Ma è tempo di riprendere in mano la nostra vita, di riscattare il nostro protagonismo come cittadini del mondo, di impegno per la vera politica “polis”. Come cristiani, “è ormai tempo di svegliarci dal sonno”, come dichiara anche San Paolo (Rm 13,11) per promuovere percorsi alternativi capaci di generare vita per tutti e in abbondanza.

È tempo di nuovi stili di vita.

Padova 29 novembre 2010

Adriano Sella

(missionario e discepolo dei nuovi stili di vita)

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